Eichornia Crassipes in cubo da riproduzione
Gennaro Mormone

La Natura è davvero spettacolare. Più volte nella mia vita mi sono fermato ad osservarne i meravigliosi fenomeni che la compongono.

Uno degli argomenti che più mi hanno affascinato in questi ultimi anni è l’allelopatia, osservata da numerosi studiosi, nelle piante acquatiche. La cosa ha cominciato a stuzzicarmi quando ho letto il libro di Diana Walstad “Ecologia dell’acquario di piante”. L’allelopatia secondo la Walstad “consiste nella produzione e nel rilascio nell’ambiente di allelochimici da parte di alcuni organismi per influire su altri organismi”.
fenomeno pur essendo conosciuto, è stato osservato e studiato davvero molto poco, e per questo infatti oggi si parla ancora troppo poco di questa caratteristica singolare del mondo vegetale. Normalmente gli effetti di un’azione allelochimica verso un organismo si traducono in una inibizione dell’organismo “ricevente”. Esistono comunque anche fenomeni di autoinibizione, ma non è questa la sede per discuterne. In questa sede ci occuperemo esclusivamente di allelopatia nelle piante acquatiche.
Le sostanze allelochimiche prodotte possono essere innumerevoli, a largo spettro oppure più specifiche e ogni pianta può produrre più sostanze contemporaneamente, le quali possono inibire numerose specie di organismi. E’ singolare il fatto che molte piante acquatiche quasi totalmente prive di Lignina, posseggano ancora il bagaglio di composti chimici che ne sono precursori. I composti fenolici sono parte del metabolismo fenilpropanoide della pianta per la sintesi delle lignine, pertanto possiamo dire che ne sono precursori. Oltretutto è stato osservato che “il contenuto di composti fenolici in una pianta è inversamente proporzionale alla possibilità che questa divenga cibo per animali erbivori”.
I composti fenolici sono tra gli allelochimici più potenti. Essi possono inibire la crescita di molti organismi o, in concentrazioni superiori, addirittura provocarne la morte.

E’ scientificamente dimostrato che molte piante che coltiviamo nei nostri acquari, producono sostanze allelochimiche, ma a causa dell’esiguo numero di studi effettuati al riguardo, non ne è ben chiaro il ruolo effettivo in un comune acquario. A tal proposito nel libro della Walstad si evince un parere molto forte dell’autrice, quando alla fine del capitolo secondo afferma: “Credo che l’allelopatia imperversi nell’acquario domestico”.
Come è scontato ci sono anche studi che affermano il contrario. Nella rivista “Aquarium Oggi” n°2 anno 2003, c’è un articolo intitolato “Allelopatia. Guerra chimica con le piante acquatiche” scritto dal prof. Ole Pedersen.
Ole Pedersen è professore associato del laboratorio di Biologia d'acqua dolce dell'università di Copenhagen, e del tailandese Istituto asiatico di tecnologia. In questo scritto, l’autore afferma “Tuttavia, dopo i miei studi condotti sulla letteratura scientifica, sono diventato un po' scettico e devo dire che Walstad di certo sopravvaluta la diffusione di una vera allelopatia negli acquari con piante”.
Ma scendiamo nello specifico. Abbiamo parlato degli allelochimici in generale, dei loro effetti reali e presunti. Ma perché questo articolo? Che cosa c’entrano i discus? E la riproduzione? Andiamo per ordine.

Il noto giacinto d’acqua, Eichornia crassipes è una delle piante più citate, quando si parla di sostanze allelochimiche. Essa è straordinariamente ricca di composti fenolici e possiede delle cellule speciali denominate “cellule dei fenoli” “si alternano alle cellule normali nei tessuti subepidermici di entrambe le superfici della foglia”….”Gli acidi fenolici più comuni, che si trovano in concentrazioni molto alte in queste cellule (circa 1000mg/Kg), sono l’acido clorogenico, l’acido pirocateotico, l’acido p-cumarico, e l’acido vanillico”.
Poi la Walstad prosegue affermando: ”Si pensa che le cellule dei fenoli abbiano un ruolo molto importante nella resistenza del giacinto d’acqua al fungo responsabile della malattia che causa macchie sulle sue foglie”.
A questo punto mi sono documentato su questi acidi fenolici, e guarda il caso tutti e quattro sono dei potenti inibitori di funghi. Tutto questo mi ha portato a pensare che il giacinto d’acqua possa produrre sostanze che inibiscano la crescita di funghi anche in acquario, ed in particolar modo nelle vasche da riproduzione per i discus. Spesso, nonostante i valori di pH molto bassi, l’utilizzo di una lampada UV, e la massima pulizia, le uova ammuffiscono senza un motivo apparente e si possono perdere intere covate per questo motivo. Il mio suggerimento, in questi casi, è quello di utilizzare questa pianta per il controllo dell’ammuffimento delle uova.
Ma come? Chi conosce il giacinto d’acqua sa benissimo che è una pianta galleggiante, e ha delle radici fluttuanti che sono lunghissime; pertanto è impossibile utilizzarle direttamente in vasca e si deve comunque dare il tempo alla pianta di produrre una quantità sufficiente di sostanze allelopatiche.
I metodi da me ideati sono due. Il primo, che io decisamente preferisco, consiste nel montare un Refugium a bassa portata sul cubo da riproduzione, nel quale verranno coltivate l’Eichornia crassipes e la Ceratophyllum demersum (quest’ultima è un’altra pianta con note capacità allelopatiche. Preferisco inserirla, per permettere al giacinto d’acqua di entrare in competizione con essa, e produrre più sostanze allelopatiche rispetto alla coltivazione da sola). L’acqua del cubo entrerà ed uscirà dal refugium arricchita di allelochimici, in poche settimane produrranno le tanto sperate sostanze inibenti. Un ruolo importante lo giocano i tempi, che dovranno essere di almeno 2 settimane di rodaggio, prima di introdurre la coppia nel cubo e i cambi d’acqua, che dovranno essere praticamente nulli (in questo il giacinto d’acqua ci darà una mano, poiché è una nota pianta depuratrice, utilizzata molto molto frequentemente in impianti di fitodepurazione).
Un secondo metodo, può essere quello di utilizzare acqua stabulata per varie settimane, in cui sia stato coltivato il giacinto d’acqua. Con quest’acqua arricchita verrà riempito il cubo e verranno effettuati i cambi.
Il primo metodo lo vedo più adatto ad acquariofili casalinghi, mentre per il secondo sono necessari spazi più grandi, pertanto è consigliato per chi ha un piccolo o grande allevamento.
Ad avvalorare questa mia personalissima tesi, c’è anche il fatto che, un gruppo di allevatori di gamberetti d’acqua dolce ha già utilizzato E. crassipes per aumentare la resa delle covate, ottenendo risultati notevoli. Essi sostengono che i risultati positivi ottenuti con l’utilizzo di questa pianta siano dovuti alle sue ottime proprietà di ossigenatrice. Io credo che abbiano giocato un ruolo importante anche le sostanze allelopatiche prodotte dall’Eichornia crassipes.

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